Adnkronos -18 febbraio 2015

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Caso Yara, parla il criminologo Denti: “Troppi buchi nell’indagine”.

La procura di Bergamo è pronta a chiudere l’inchiesta su Massimo Giuseppe Bossetti, ma per il criminologo investigativo Ezio Denti, parte del pool difensivo dell’uomo in carcere dal 16 giugno scorso per l’omicidio di Yara Gambirasio, l’indagine è ben lontana dall’essere completa e mostra ancora “troppi buchi”.

Se il pm Letizia Ruggeri ha schierato uno dopo l’altro i pezzi del suo puzzle per ricostruire quanto accaduto la sera del 26 novembre 2010 – dalla traccia mista di Dna sugli slip della 13enne alle celle telefoniche, dalla testimonianza di una donna alla presenza sui leggings della vittima di fili del sedile del furgoncino del suo presunto assassino – per Denti a dispetto delle continue e presunte clamorose novità sul caso “continua a mancare, a carico di Bossetti, qualsivoglia elemento dotato di reale concretezza e troppe domande restano prive di risposte”.

A partire dalle ultime indiscrezioni sul furgone del 44enne muratore: “fili di quel tipo sono appannaggio di centinaia di auto, anche di modelli diversi”, ma anche sugli altri punti dell’inchiesta il criminologo investigativo sottolinea come “continua a non intravedersi alcun elemento dirimente e questo diviene un enorme ostacolo nella ricostruzione dei fatti”.

Nella recente consulenza informatica della procura, “compaiono una serie di elementi, peraltro difficilmente degni di nota, senza una minima contestualizzazione, e dunque, ancora una volta evanescenti, infondati, privi di concretezza”, così come aggiunge il criminologo investigativo denti “risulta del tutto assente un’attività investigativa e di analisi tesa a ricostruire i comportamenti della vittima nella sera della scomparsa, a motivarne gli spostamenti e la stessa presenza in palestra, gli orari dei contatti telefonici e la stessa scomparsa del cellulare” di Yara.

“E’ possibile che avesse un appuntamento? Perché non vengono fornite congrue spiegazioni della presenza di sim e batteria nella tasca destra del giubbotto della vittima?”, si chiede l’esperto. “Per quale motivo non vengono fornite spiegazioni sulla scena del crimine, sulla posizione del corpo, trovato in una postura innaturale? Quesiti che non sembrano avere alcuna risposta, e il cui doveroso approfondimento non appare confortato dalle attività di indagine che sembrano improntate a una spasmodica ricerca di elementi che possano, sommati tra loro, acquisire a carico dell’indagato un valore indiziante”.

Denti è categorico: “dovessero emergere elementi reali, dotati di concretezza e fondamento, a carico di Bossetti, non esiterei a rimettere il mandato. Ma questi elementi, ad oggi, non ci sono. Lo stesso Dna, secondo le ultime relazioni presentate dal consulente della Procura, presenta significative anomalie che non possono essere sottaciute e di fronte a queste anomalie si è appreso che l’analisi risulta, a differenza di quanto detto fino a poco tempo fa, non essere ripetibile”.

Per il criminologo investigativo “non bisognerebbe dimenticare neppure che lo scorso 28 giugno venne data la notizia secondo la quale non vi era solo la traccia di Dna sugli slip a carico di Bossetti, ma erano stati rinvenuti dei peli dello stesso Bossetti.

La notizia venne successivamente smentita e cadde nel dimenticatoio: le stesse perizie hanno confermato che nessuno dei peli repertati risulta essere coincidente con il profilo genetico di Bossetti. Ma perché venne divulgato il contrario? Vi fu – si chiede – un errore?”.

Per Denti, insomma, ci sono “tante, troppe domande che attendono risposta. E una continua pioggia di notizie incomplete, orientate e delle quali si finisce per dare, in assenza di contraddittorio, una lettura a senso unico che lede il diritto ad un’equa difesa, e che – conclude – vorrebbe forse colmare, senza di fatto riuscirci, i troppi buchi dell’indagine”.